L'ULTIMA CASA A SINISTRA: Times, they are changin'


Times, they are changin' cantava molti anni fa il buon Bob Dylan. Mai affermazione fu più vera di così, soprattutto di questi tempi. L'occasione per citare Dylan, mi viene dritta dritta dalla visione del remake del classico L'ultima casa a sinistra. In un panorama cinematografico asfittico e senza idee, la pratica del remake selvaggio si è ormai imposta come nuova cifra stilistica, soprattutto nello strano universo del cinema horror. Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi, Venerdì 13, Halloween, Amitiville Horror, Nightmare e chi più ne ha, più ne metta, in un gioco all'accumulo che non conosce tregua o pietà. In questo desolato clima e in una serata senza aspettative, ecco dunque farsi largo sul mio lettore dvd il remake de L'ultima casa a sinistra. L'occasione è quindi ghiotta per tirare le somme e fare qualche considerazione sugli ultimi frutti (marci) di questa malsana tendenza. Se escludiamo Halloween diretto con piglio autoriale da Rob Zombie, tutti i film sopra citati nulla tolgono e nulla aggiungono ai classici a cui si rifanno. Quello che risalta invece, oltre all'inutilità dell'operazione (si pensi alla pedissequa messa in scena di Venerdì 13) è il cambiamento culturale mostrato da queste pellicole. Se ora come allora il canovaccio non cambia, la vera assente è quella vena sovversiva e politicamente scorretta che abbondava allora e latita ora. Pensando per esempio alla pellicola che ha dato il la a questa digressione, è giusto notare, come L'ultima casa a sinistra (versione originale) sia una delle più terrificanti via crucis in cui si possa imbattere uno spettatore, la violenza per nulla estetizzata invadeva ogni inquadratura, rendendone malsana la visione. Ne L'ultima casa a sinistra (remake) invece, l'esperienza visiva resta superficiale, mai sfiorando nemmeno minimamente il viscerale livello di coinvolgimento suscitato dall'originale. Non solo, il progressivo "imborghesimento" estetico che ha recentemente ammantato i mostri sacri del genere, lascia spazio ad una distorta visione pericolosamente destrorsa dell'onnipresente dente per dente. Se nell'originale la giovane protagonista veniva torturata e uccisa dai balordi che aveva avuto la sventura di incontrare, giustificando poi la violenta reazione dei genitori, nel remake la protagonista non subisce la stessa sorte, di fatto quindi la sua sopravvivenza non giustifica affatto la reazione dei parenti. La stessa rappresentazione della violenza non è più sporca, sordida, quasi documentaristica, ma estremamente pulita, estetizzata, quasi chirurgica. Concludendo se negli anni '70 si producevano film per sconvolgere gli schemi e con loro gli spettatori, ora a millennio inoltrato, sembra che la tendenza sia quella di ricucire quegli strappi, curare quelle ferite e quei tagli, ammantando tutto con una massiccia dose di candide, moralizzatrici ed impenetrabili bende. Per nostra fortuna il cinema francese ci ha recentemente regalato un capolavoro chiamato Martyrs, la Svezia ci ha sorpreso con Lasciami entrare e in ultimo pare che John Carpenter goda di una salute di ferro.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Non bisogna raccontare le bugie ai genitori, altrimenti il Signore ti punisce...

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Quelle belle inquadrature immobili a rappresentare una natura immobile...

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Forse non tutti sanno che l'originale è stato diretto da Wes Craven, ma è anche farina del sacco di Sean S. Cunningam responsabile del fenomeno Venerdì 13.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Impressionante, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Già visto, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Noioso, 4

Se avete da 40 anni in su: Patetico, 3

L'ultima casa a sinistra (The last house on the left, Usa 2009)
Regia di Dennis Iliadis
Con Sara Paxton, Monica Potter



BRUNO: No Limit


Oltre Borat e molto più di Borat. Dove Borat era eccessivo, Bruno è oltraggioso e dove Borat era volgare, Bruno risulta disgustoso. Questo per mettere fin da subito le carte in tavola. Il nuovo film di Sacha Baron Cohen è quanto di più sconvolgente, bislacco, dissacrante e osceno vi capiterà di vedere quest'anno sul grande schermo. Bruno se la prende con tutti, nessuno escluso, travolgendo luoghi comuni e persone innocenti nel suo trasgressivo cammino verso la fama. Lo spettatore viene travolto, sopraffatto, incollato alla sedia ed impossibilitato a staccare gli occhi dall'oscenità che sta guardando, impotente e disarmato dalla schiacciante mole di vulcanica e trasgressiva esagerazione. Bruno è come un bambino dispettoso che dice tutto quello che gli passa per la testa senza filtri e senza imbarazzo, un genio impazzito, fuggito dalla lampada che l0 teneva prigioniero e pronto a vomitare sul mondo la sua imbarazzante verità. Come Borat e più di Borat, coglie lo spettatore con le braghe calate e si prende gioco delle ridicole dimensioni del suo pene, come un bimbo maleducato insulta, scalcia e offende, per poi reagire con violenta e cristallina sincerità se viene punito. Bruno è il lato oscuro della luna, una secchiata di acqua gelata in piena faccia, una bestemmia urlata in chiesa, un terremoto di caparbia onestà, capace di distruggere il perbenismo che ammanta le vite di tutti, di sgretolare l'ipocrisia che ci rende ciechi, di mandare in frantumi la buona educazione e trasformarla in indignazione e rabbia. Bruno, lo si ama o lo si odia, personalmente anche se non senza fatica, l'ho amato.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Bruno, reporter austriaco omosessuale, parte alla volta di Hollywood. Obiettivo la celebrità.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il lunghissimo bacio finale e il video musicale dei titolo di coda (inserito alla fine di questo post).

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Vulcanico e originalissimo comico inglese, Sacha Baron Cohen ha dato vita a diversi eccentrici personaggi. Oltre al citato reporter austriaco, ha portato sullo schermo il giornalista kazaco Borat, mell'omonimo film e prima ancora il rapper del ghetto AliG (che ha avuto l'onore di partecipare anche ad un video di Madonna). Il nostro ha anche alle spalle una discreta carriera di attore, tra i ruoli da lui interpretati, ricordiamo quello del barbiere avversario di Sweeney Todd nell'omonimo film diretto da Tom Burton.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Fighissimo, 9

Se avete da 20 a 30 anni: Imbarazzante, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Volgare, 5

Se avete da 40 anni in su: Oltraggioso, 2


Bruno (Usa 2009)
Regia di Larry Charles
Con Sacha Baron Cohen.


video

ORPHAN: Elogio dell'inutilità


Film inutile eppure necessario questo Orphan. Tassello sostituibile, intercambiabile e splendidamente superfluo, di un disegno cinematografico ben più ampio. Se date un'occhiata alle ultime recensioni inserite in questo blog, vi accorgerete che sono sorprendentemente positive, anzi i film in oggetto sono decisamente oltre la media. Capolavoro l'ultimo film di Tarantino, bello e senza fronzoli Basta che funzioni di Allen, infine sfavillante e capace di colpire al cuore Up. Era quindi ovvio che secondo l'antica legge del contrappasso, teorizzata dal buon Danti Alighieri, dopo tanta e tale bellezza, dovesse giungere repentina e catastrofica, la caduta. Così come il maschile per il femminile, il bene per il male, lo yin per lo yang, non può dunque esistere capolavoro senza il suo esatto opposto. Orphan è la carta carbone di un capolavoro, ma non c'è nulla di male in questo anzi. Punto primo, grazie ai film come Orphan possono esistere capolavori come quelli sopra citati e punto secondo, non meno importante, la pellicola in questione è utilissima per la buona riuscita di un dignitoso menage familiare. Orphan è la pellicola ideale da affittare una piovosa serata d'autunno, dove in tv non fanno non fanno nulla e la stanchezza è tale da inibire qualsiasi approccio sessuale con il vostro partner. Una volta inserito il dvd nell'apposito lettore, vi risulterà subito chiaro che il film in questione è povero di spunti originali e sequenze degne di attenzione, condizione ottimale per permettervi di far spaziare la vostra fantasia. Mentre le immagini scorrono stanche sul vostro teleschermo potrete tranquillamente assentarvi per preparare un the, ripassare la lista della spesa, affrontare discussioni in sospeso sull'educazione dei figli o sulla gestione della casa, insomma potrete davvero dare sfogo alla vostra creatività, senza temere di perdere nulla di essenziale. Se negli ultimi quindici minuti avrete poi la voglia e la pazienza di gustare l'epilogo, cioè l'unica parte di film che valga la pena di essere vista, allora potreste anche trovarlo piacevole. Consumare Orphan in questo modo non solo vi farà passare una piacevole serata impegnati in tanti piccoli lavoretti, ma vi farà anche apprezzare un prodotto che altrimenti avrebbe ben poche possibilità di far breccia nel vostro cuore. A volte non c'è nulla di meglio di una pellicola inutile per passare una bella serata in famiglia e poi chissà, magari a visione terminata la stanchezza potrebbe essere svanita e allora potrete farvi tentare da un approccio sessuale fuori programma... Grazie Orphan!

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Bimba con grossi problemi in famigliola bella e felice... grossi problemi anche per la famigliola che ne uscirà un pò meno bella e pò meno felice.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
I primi tre minuti e gli ultimi 15.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Produce tutto la Dark Castle, sussidiaria della Warner a cui si debbono anche capolavori come Il mistero della casa sulla collina, Gothika e Whiteout. Di contro un paio di film li ha azzeccati, tra questi ricordiamo I 13 spettri, La nave fantasma e La maschera di cera. Il mio favorito è La maschera di cera, ottimo horror con almeno una sequenza di grande effetto (quella del cinema), ma risulta francamente indimenticabile l'incipit de La nave fantasma... splendido.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietato, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Fighissimo, 8

Se avete da 20 a 30 anni: Carino, 6
Se avete da 30 a 40 anni: Utile, 6

Se avete da 40 anni in su: Per carità, 4


Orphan (Usa/Canada 2009)
Regia di Jamie Collet-Serra
Con Vera Farmiga, Peter Sarsgaard.

UP: Deliziosamente inadatto ai bambini


Bisogna essere onesti e riconoscere la supremazia Pixar nel campo dell'animazione. In pochi anni il marchio creato da Lassiter ha surclassato ogni altro tentativo di animazione digitale, non solo, ha anche sorpassato la sorella maggiore Disney. Il perchè di tanto successo è sotto gli occhi di tutti, al fianco di un'animazione rivoluzionaria infatti, gli artisti Pixar hanno sempre messo in scena ottime storie. Partendo dalla visionaria genialità di Toy Story, passando dallo strampalato universo di Monsters & Co. e alle problematiche familiari de Gli Incredibili, per arrivare infine alla sublime delicatezza di Ratatouille e alla silente e toccante poesia di Wall-e. Sembra impossibile che la Pixar riesca a superarsi ad ogni film e in realtà, ad essere sinceri, Up è un piccolo passo indietro rispetto alla sfavillante perfezione del topino Remi e alla commovente parabola esistenziale del piccolo robot addetto ai rifiuti. UP infatti, pur essendo splendido, a tratti commovente e spesso semplicemente geniale, non raggiunge le vette del vero capolavoro. Nonostante tutto, l'affiliata Disney un passo avanti lo fa eccome, infatti Up per molti versi non è un film adatto ai bambini. Per una volta però l'inadeguatezza non è dettata da un guazzabuglio di citazioni impazzite e spesso volgari, messe lì solo per divertire i genitori, ma dalle tematiche decisamente adulte messe in campo dalla pellicola. In un'ora e mezza di film infatti vengono trattati temi come la vecchiaia, la morte, la sterilità e il divorzio, tematiche decisamente adulte e spesso incomprensibili per i bambini troppo piccoli. Ecco dunque il vero valore aggiunto della casa di produzione di Lassiter, l'incapacità di porsi limiti, l'impossibilità di arrendersi alla piatta bidimensionalità e alla banalità più esplicita. Up stupisce per la delicatezza e la cura con cui tratta tutto questo, lasciando gli adulti a bocca aperta e i bambini pieni di domande. Andare al cinema non è più un gesto di routine, da compiere distrattamente la domenica pomeriggio, ma un gesto di scelta consapevole, una presa di posizione coraggiosa, a favore del dialogo e della domanda imbarazzante sussurrata a fior di labbra. Forse Up non sarà un capolavoro, ma certamente è uno dei film più belli della stagione appena cominciata. Se poi il film in questione è un cartone animato, questo non può che farci inevitabilmente riflettere.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un simpatico vecchietto e un boy scout sovrappeso si dirigono in Sud america a bordo di una casa capace di volare grazie a migliaia di palloncini.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
I primi 15 silenziosi, poetici, splendidi minuti.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Poco da dire in realtà, la Pixar ha sfornato capolavori fin dal suo primo film, quel Toy story che ha rivoluzionato l'animazione. In 14 anni di attività la Pixar ha saputo sempre spingersi avanti, producendo oltre ai suoi magnifici film, una lunga serie di cortometraggi (anche quello che accompagna Up è da applauso). Per il prossimo anno vedremo nei nostri schermi Toy story 3, ovviamente in 3d.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Molto bello, 8
Se avete da 13 a 20 anni: Bellissimo, 9

Se avete da 20 a 30 anni: Divertentissimo, 8
Se avete da 30 a 40 anni: Poetico, 8

Se avete da 40 anni in su: Poetico, 9


Up (Usa 2009)
Regia di Pete Docter, Bob Peterson.

MOMENTI DI CINEMA: A spasso nei ricordi


Mi è venuta una voglia strana, la voglia di elencare tutte le "cose" cinematografiche che mi hanno emozionato in questi 37 anni di vita. La speranza è che qualcuno di voi si riconosca in una parte di questo elenco e che qualche coraggioso abbia voglia di aggiungere la propria lista personale...rigorosamente in ordine sparso. Ovviamente questa è solo la prima parte.

La cena luculliana del signor Creosoto ne Il senso della vita dei Monty Python, memorabile il momento in cui il nostro si fa portare un secchio...
La canzone finale di Electric dreams, tanti, troppi ricordi.
Il finale de La rosa purpurea del Cairo, con Mia Farrow che si rifugia in un cinema per vedere Fred e Ginger che ballano sulle note di Chick to chick.
La prima terribile ed inaspettata apparizione di Leatherface in Non aprite quella porta (ovviamente l'originale di Tobe Hooper)...pelle d'oca.
Il finalone di Breakfast club...Don't you forget about me dei Simple Minds accompagna la chiosa finale di un grandissimo film, manifesto di una generazione di plastica, perduta nei ricordi.
Lo struggente finale di Nuovo cinema Paradiso... Dedicato a tutti coloro che amano il cinema, un omaggio alla settima arte, impossibile non scoppiare in singhiozzi.
La protagonista de La rivincita delle bionde che vince la sua prima causa grazie alle sue conoscenze in materia di capelli e permanente. Geniale.
Il finale musical di All that jazz di quel grande, grandissimo genio che è stato Bob Fosse.
Impossibile non citare a questo punto il finale di A chorus line: "prima fila, grazie di tutto, potete andare..."
L'inizio de I predatori dell'arca perduta, i trabocchetti, l'idolo, la palla gigante, anzi no, tutto il film, dalla prima all'ultima inquadratura.
Il primo volo di Tuono blu, quando provano il "volo silenzioso" il mio cuore perde un battito.
Il finale di About a boy,con l'imbarazzante esibizione di Killing me softly, quando Hugh Grant si unisce con la sua chitarra elettrica, si prova l'impulso di balzare in piedi e applaudire.
Sempre a proposito di Hugh Grant, il nostro che se le da di santa ragione con Colin Firth, mentre in sottofondo c'è It's a rainin' men di Gerry Hallywell ne Il diario di Bridget Jones.
Love actually: la dichiarazione d'amore a suon di cartelli, il video naked della rock star decaduta, Emma Thompson che ascolta Joni Mitchell piangendo, Hugh grant che va di porta in porta alla ricerca dell'amore della sua vita.
La scena finale di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Grande capo che soffoca Mac, sradica i lavandini, sfonda le sbarre alla finestra e fugge nella notte...brividi e lacrime.
Il discorso del giorno dei santi Crispino e Crispiano nell'Enrico V di Branagh.
Il protagonista di Betty blue che nel finale parla con il gatto... geniale, poetico, agghiacciante.
La scena della prima prova della band messa insieme dal truffatore Lambert in Subway di Luc Besson.
Il finalone di Viale del tramonto: "E ora Mr. DeMille sono pronta per il mio primo piano". Grandissimo cinema, grandissima Gloria Swanson, grandissimo Billy Wilder.
Il finale di Quarto potere, quando scopriamo che in realtà Rosabella era...indimenticabile.
James Stewart che augura buon Natale all'emporio e alla città tutta in La vita è meravigliosa.
La scena della metropolitana in Cloverfield: buio, strane creature ci attacano.
Wall-e ed Eve tra le stelle, una danza che è pura poesia digitale.
Il finale di Butch Cassidy con quel fantastico fermo immagine passato alla storia.
L'inizio de Lo squalo: la ragazza che va a fare il bagno, la musica di John williams.
La regata delle barche a vela in Tentacoli: adrenalina e grande senso del ritmo, superbo.
Dall'inizio alla fine La cosa di Carpenter: Da quando l'elicottero insegue il cane tra i ghiacci, passando per l'autopsia, per finire con l'attesa densa di significato del finale. Vero cinema.
La scena della parata in Una pazza giornata di vacanza, Matthew Broderick che canta Twist and shout, conquistando cuore e cervello.
Il finale struggente di Inseparabili, un immenso e struggente Jeremy Irons.
Il finale di Videodrome: "Gloria e vita alla nuova carne, morte a Videodrome".
Il finale de Il Silenzio degli innocenti: "Adesso devo andare, ho un vecchio amico per cena" uno dei finali più belli di sempre, lo vidi da solo, un pomeriggio, in un cinema completamente deserto. Indimenticabile.
L'inizio de Il padrino, ogni volta che lo vedo anche per sbaglio, sono costretto a guardare tutto il film, quell'inizio mi strega ogni volta.
La morte di James Caan ne Il Padrino: una parte di me muore ogni volta insieme a Sonny.
Il finale de Il Padrino: "una volta soltanto puoi farmi una domanda sui miei affari..."
Insomma tutto il Padrino. Non prendiamoci in giro uno dei più grandi film di sempre.
Le sparate radiofoniche di Eric Bogosian in Talk radio di Oliver Stone, potentissimo.
Quasi tutti i film dei Coen, sicuramente la scena dell'attentato con Danny Boy in sottofondo nel capolavoro Crocevia della morte, il finale in riva al mare di Barton Fink, la partita a bowling de Il grande Lebowsky, il dolente finale de L'uomo che non c'era e i due omicidi fuori campo in Non è un paese per vecchi.
Riggs- Mel Gibson incazzato come una pantera che fa fuori tutti e si sistema urlando la spalla, dopo che gli hanno ucciso patty Kensit in Arma letale 2.
Il ballo dei vampiri di Per favore non mordermi sul collo.
La scena de L'allievo in cui McKellen è costretto ad indossare l'uniforme da SS e marciare.
Quando in Hannah e le sue sorelle Woody allen apprende che diventerà padre. Toccante.
Il medley dell'elefante in Moulin Rouge.
Il finale di Hair, impossibile non piangere come fontane di fronte a quel fiume di ragazzi davanti alla Casa Bianca che cantano Let it Sunshine.
Il finalissimo de L'attimo fuggente: Tutta la classe sui banchi, telefonato, già visto, ma toccante.
Pulp Fiction: Francamente direi tutto il film.
Forrest Gump, Tom Hanks d'un tratto smette di correre e decide di tornare a casa.
La scena dell'incidente stradale in Cuore selvaggio. Per chi l'ha visto è un ricordo indelebile, tutti morti, l'unica sopravvissuta, che morirà di lì a poco, che delira cercando il proprio portafoglio...in sottofondo un brano struggente di Angelo Badalamenti. Grande cinema.
I titoli di testa di Toro scatenato. De Niro al rallentatore che saltella sul ring, in sottofondo la Cavalleria Rusticana di Mascagni. Scorsese mai più così bravo.
Il finale di Come te nessuno mai: un bellissimo gioco di immagini e dissolvenze al nero con la complicità di un bellissimo brano firmato da paolo Buonvino.
Il finale senza speranza di Terrore dallo spazio profondo, con Donald Sutherland che punta il dito urlando...pelle d'oca.
La prima notte in tenda in The Blair Witch Project. In una parola, spaventosa.
Il finalone strappacore di Armageddon, fuochi artificiali, bambini che corrono per le strade, popoli che esultano, patriottismo spicciolo, eppure nel suo genere efficace.
Il pre finale di The descent con quell'indimenticabile vendetta servita bella calda e fumante.
Il finale di Thelma & Louise. Necessario.
"Strade, dove stiamo andando non c'è bisogno strade": La battuta finale di Ritorno al futuro.
Norman Bates nel finale di Psycho. Agghiacciante.
L'attacco alla città da parte dei ragni in Arac Attack. Divertentissimo.
"Se io posso cambiare e voi potete cambiare allora tutto il mondo può cambiare"... Rocky IV, al di là del bene e del male.
Gli ultimi 20 minuti di Uno, due, tre di Billy Wilder. Una giostra senza sosta.
L'ordinazione multipla nella cabina dei fratelli Marx in Una notte all'opera.
Il duello di Barry Lyndon tra Barry e Lord Bullington. Musica di Handel. Dirige il genio supremo, sua maestà Stanley Kubrick.
My favorite things in Tutti insieme appassionatamente. Tornare bambini.
L'assalto dei motociclisti al centro commerciale in Zombi. Niente sarà più come prima.
Il lunghissimo piano sequenza de I figli degli uomini.
La truffa finale ne La stangata. Da vedere e rivedere, due grandissimi del cinema (Redford e Newman) al loro meglio.
L'ultima scena di Prima di mezzanotte. De Niro sornione come non mai in compagnia di Charles Grodin, dirige Martin Brest.
Il finale con lacrimuccia di Io e zio Buck. Stupido ma toccante.
L'inizio di The Rocky Horror picture show. La bocca di Richard O'Brian rimarrà per sempre scolpita nelle pagine della storia del cinema.
Il dialogo finale di Marlon Brando in Apocalypse Now: "L'Orrore...l'Orrore".
Il finale di Fuori orario di Scorsese: "Good morning Paul"... chiosa geniale di un piccolo geniale film.
Il toga party di Animal House...quanti ricordi.
Il finale in metropolitana di Crocodile Dundee. Per me una delle scene più belle di sempre, prima il passaparola e poi la passeggiata sulle teste...incantevole.
Il finale de Il grande freddo...fintamente consolatorio, come tutte le belle tragedie, finisce con una risata.
I protagonisti che infine disseppelliscono Dom in Fandango.
L'incidente mortale in 4 diverse angolazioni di Death proof di Tarantino.
Jim Carrey che saluta e se ne va alla fine di The Thruman Show..."buon giorno, buon pomeriggio e buona notte".
Il finale di War Games: Numero di giocatori? Nessuno. Benedetta infanzia passata al cinema.
"Andiamo a caccia di orchi"...il finale de La compagnia dell'anello.
I titoli di coda di Lola Darling. Spike Lee giovanissimo che si presenta quale regista del film...toccante.
"Io sono Spartaco"... Memorabile.
Kevin Bacon che balla da solo in Footlose. Da ragazzo lo imitavo.
Jack Nicholson interrogato da Tom Cruise nel finale di Codice d'onore.
"Mi chiamo Ash, reparto ferramenta": L'armata delle tenebre.
Il finale di Mary Poppins, impossibile restare con gli occhi asciutti quando quei fottuti aquiloni inziano a solcare il cielo blu.
La morte del padre di Antony Hopkins in Quel che resta del giorno.
Il finale pieno di speranza di Green card di Peter Weir.
Sempre Peter Weir e sempre un finale: Gli anni spezzati... "che cos'hai nelle gambe ragazzo?" Caldissime ed inarrestabili lacrime.
La battaglia sulla neve in L'impero colpisce ancora.
L'enigmatico e potentissimo finale de La dolce vita di Federico Fellini.
Sempre Fellini, il girotindo di 81/2. CAPOLAVORO.
L'ultima sequenza di Crimini e misfatti... le parole del rabbino. Un insegnamento di vita.
"Spari bene figliolo, come ti chiami? Murphy!" Ultime battute di Robocop. Ricordo ancora l'esaltazione provata uscendo dalla sala dopo la visione...bellissimo.
Le parole di Michael Rennie nel finalone di Ultimatum alla terra.

Per questa volta ci fermiamo qui, appuntamento alla prossima puntata.

IMMAGINA CHE: Confessioni di un cinefilo


Strano come a volte ci si guardi allo specchio senza riconoscersi. Personalmente a volte mi capita e ogni volta che accade, mi rendo conto che è giunto il tempo per riflettere. Cinematograficamente nasco con Guerre Stellari e i Predatori dell'arca perduta, poi velocemente mi dirigo verso territori cinefili meno battuti, mi dedico ai capolavori di sempre, ma contemporaneamente mi diletto col cinema di serie b, in particolare sviluppando una certa predilezione per l'horror. Passano gli anni e crescendo consolido una certa visione critica, che mi porta a sviluppare una brutta forma di allergia per i cinepanettoni e per il cinema idiota ed inutile in genere. Giunto ormai alla soglia degli anta, decido di aprire un blog e di divulgare serenamente le mie opinioni al mondo, senza rimpianti e conservando un particolare dente avvelenato per le pellicole telefonate. Fin qui tutto bene. Cioè tutto bene fino al 12 Ottobre del 2009, data fatidica che mi pone davanti agli occhi il nuovo film di Eddie Murphy, Immagina che. A dispetto dell'azzeccato titolo, c'è ben poco da immaginare in questo film, perchè ogni minuto è scontato, ogni sequenza gode di una placida e serena prevedibilità, nessuno scossone, niente cardiopalma, solo piatta monotonia, una pedissequa messa in scena da manuale della commedia per famiglie. Eppure mi scopro emotivamente coinvolto, anzi copiose lacrime cominciano a rigarmi le gote e ad un tratto la commozione prende il sopravvento, è fatta, il film mi ha conquistato. Eccomi qui dunque a guardare in faccia il mio lato oscuro. La verità è che per imperscrutabili motivi, a volte filmacci di serie z che qualsiasi persona sana di mente liquiderebbe come immondizia, riescono a far breccia nel mio cuore, a far leva sui miei sentimenti e a farmi piangere come una fontana. Sarà perchè questa volta ci sono di mezzo una bimba e il suo papà, non so, di certo non mi sentirei di consigliare questo film nemmeno al mio peggior nemico, eppure c'è una parte di me che lo vorrebbe disperatamente. Messa da parte la saccente spocchia della cinefilia e considerando il cinema come un veicolo di emozioni, allora bisogna ammettere, che la succitata pellicola di anima ne ha da vendere e questo non può e non deve lasciare indifferenti. Forse è la stessa ragione per cui amiamo stupidamente ed irrazionalmente i film che hanno segnato la nostra adolescenza. Comunque sia, se non difendessi a spada tratta un film che mi ha emozionato, fatto piangere e che mi ha fatto sentire orgoglioso di essere padre, allora verrei meno alle mie responsabilità e alla mia onestà intelletuale. A volte ci vuol più coraggio ad ammettere che un brutto film ci è piaciuto piuttosto che confessare di odiare un film amato da tutti. Per questo, per la scena del ballo, per il finale alla recita scolastica e per altri mille motivi con cui ora non voglio tediarvi, sono costretto a dichiarare che se il cinefilo lo rifiuta, l'uomo lo consiglia caldamente. A voi la scelta.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un papà di successo alle prese con la figlia, saranno guai.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il telefonatissimo finale in cui però un fiume di emozioni travolge lo spettatore mettendolo ko.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Mattatore dei plastificati anni 80, Eddie Murphy era sinonimo di successo, almeno fino a quando le sue performance si sono diradate paurosamente. Se c'è stato un periodo in cui era quasi impossibile non incappare in lui, ora dopo varie interpretazioni imbarazzanti, di cui Norbit rappresenta l'abisso, deve la sua reputazione al doppiaggio del personaggio di Ciuchino nella saga di Shrek. Questo Immagina che non doveva nemmeno uscire al cinema, ma solo in dvd, poi invece... L'interpretazione cult del buon Murphy resta personalmente quella del misconosciuto Il distinto gentiluomo, filmetto molto divertente ma soprattutto intelligente e mai volgare. Ovviamente senza nulla togliere a 48 ore, Una poltrona per due, Beverly Hills Cop e Il principe cerca moglie, che restano capolavori incontrastati.Il rivale di Murphy, Thomas Haden Church è stato candidato all'Oscar come attore non protagonista a fianco di Paul Giamatti nel bellissimo Sideways, è stato anche l'uomo sabbia in Spiderman 3.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Molto Carino, 7
Se avete da 13 a 20 anni: Carino, 6

Se avete da 20 a 30 anni: Vaccata, 4
Se avete da 30 a 40 anni: Mi ha commosso, 6

Se avete da 40 anni in su: Mi ha commosso,7

Immagina che (Imagine that, Usa 2009)
Regia di Karey Kirkpatrick
Con Eddie Murphy, Thomas Haden Church


BASTA CHE FUNZIONI: Il caso, cos'altro...


Alzino la mano coloro che ammirano e stimano il lavoro di Woody Allen, attenzione però, non gli entusiasta dell'ultima ora, quelli che si sdilinquiscono con Match point, tanto per intenderci. A tutti coloro che stanno lì, con la mano alzata, che hanno amato Bananas, Amore e guerra, Io e Annie, Manhattan, La rosa purpurea del Cairo, Radio Days, Crimini e misfatti e che hanno visto il cinema di un grande maestro, diventare sempre più piccolo, ecco a tutti loro è dedicato questo film. L'amore, la vita e la religione sono scuse, spunti, pretesti per parlare di ciò che sta veramente a cuore al regista, il Caso. Il Caso che domina tutto e regge saldamente le redini delle nostre vite e delle nostre scelte, il Caso come unico comune denominatore che unisce gli esseri umani, così soli, così poveri d'intelletto, così ciechi, così terribilmente determinati a perseguire la propria realizzazione personale. Inutile illudersi di aver ottenuto dei traguardi grazie alla propria bravura, è solo il Caso a determinare successi e fallimenti, regnando indisturbato sui sogni e le speranze della razza umana. Se questo tipo di riflessione non è nuova nella poetica del regista di New York, è dai tempi del già citato Match point che il Caso fa il bello e il cattivo tempo, sicuramente nuovo ed apprezzabile è l'approccio scelto in questo caso. Allen infatti, tornando a girare nella città a lui cara, recupera l'umorismo tagliente e la divertentissima scrittura che avevano fatto la sua fortuna in passato. Lasciata da parte l'amarezza e la drammatica prevedibilità delle ultime pellicole, Basta che funzioni recupera corpo, nerbo e struttura delle più felici prove del nostro, regalando un'ora e mezza di grande divertimento, anzi di grande cinema.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Un anziano misantropo e una giovanissima vagabonda scappata da casa, si scontrano e si incontrano in una solare New York. Sarà amore?

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Tutte le volte che il protagonista apre bocca... impossibile restare seri.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Personalmente mi sono avvicinato a Woody Allen al liceo. E' stato amore a prima vista. Mi sono guardato tutti i suoi film, sia quelli che ha scritto e diretto, sia quelli che ha solo interpretato, ho letto i suoi libri e visto le sue pubblicità. Penso di poter dire che i film che preferisco sono il surreale Amore e guerra, il romantico ed intramontabile Manhattan (ne conosco a memoria alcune parti), il geniale La rosa purpurea del Cairo (uno dei finali più struggenti della storia del cinema), lo splendido Radio Days e il grandissimo e sottovalutato Crimini e Misfatti. Difficile trovare una battuta o un dialogo più rappresentativo di altri, ma se proprio dovessi scegliere, allora il mio voto andrebbe alle meravigliose parole che chiosano Crimini e Misfatti...ancora oggi mi commuovono fino nel profondo (le trovate postate qui sotto).

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Carino, 6
Se avete da 13 a 20 anni: Carino, 6

Se avete da 20 a 30 anni: Bello, 7
Se avete da 30 a 40 anni: Bellissimo, 8

Se avete da 40 anni in su: Bellissimo,8

Basta che funzioni (Whatever works, Usa 2009)
Regia di Woody Allen
Con Larry David, Evan Rachel Wood





BASTARDI SENZA GLORIA: Il Cinema può...


Il cinema è un Dio e Tarantino è il suo sacerdote. Tarantino fa cinema, Tarantino ama il cinema, Tarantino è il cinema. Ad ogni film aggiunge un tassello alla sua personalissima poetica, ricercando fino in fondo l'essenza della realtà, nascosta nel fondo di un'inquadratura. Come Death proof e più di Death proof, Bastardi senza gloria riflette sulla settima arte, attingendo a piene mani dalla tradizione e riportando il mezzo alla sua essenza primordiale. Bastardi senza gloria inizia come un western, per poi diventare dramma ed infine cinema puro. Tarantino conosce i classici, li cita, li plasma, li adatta alle sue esigenze, lasciando lo spettatore ebbro di tanta e tale sfolgorante bellezza. Se Death proof era una sfida senza esclusioni di colpi tra il vecchio ed il nuovo cinema (e un giorno ne parleremo diffusamente), Bastardi senza gloria è il disperato grido di ribellione di un cinema che si vuole riappropriare della propria identità. Liberatosi finalmente dell'ingombrante mantello della verosimiglianza, il cinema vola alto, verso la libertà di dire e mostrare, verso l'effimero gusto di mostrare tutto quello che la realtà non consente. Spezzate le catene del messaggio, rotti gli argini del sottotesto, il cinema di Tarantino ci porta verso territori inediti ed inesplorati, verso un mondo fatto di celluloide assoluta, dove il verbo si è fatto pellicola. Bastardi senza gloria è il definitivo tributo di un regista appassionato ad un mestiere che ama, il resto, tutto il resto è accademia. Perchè il cinema sa, fa e può, unico giudice e giuria di una realtà altra, di una dimensione parallela con regole diverse, le sue. Il cinema dunque, che si fa beffe di noi spettatori, dall'alto della sua onniscenza, che ride a crepapelle del nostro stupore e delle nostre certezze. La realtà smette di esistere, la storia cambia, nessuna regola e nessun prigioniero, il Dio della celluloide esige i suoi scalpi e su tutto regna un penetrante ed inebriante puzzo di cinema. In mezzo c'è tutto il resto e intorno ci siamo noi, attoniti, sbigottiti, accecati, abbagliati, sopravvissuti forse, ma di certo mai più gli stessi.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
1944, nella Francia occupata un gruppo di soldati ebrei, soprannominati i bastardi, incrociano le proprie vite con quella di una giovane proprietaria di un cinema, dove sta per svolgersi un'esclusiva premiere alla presenza di Hitler in persona.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
L'inizio, la taverna, il finale... tutto il resto.

L'ANGOLO DELL'INTRIGANTE NOZIONISMO
Liberamente tratto da Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari, è pieno zeppo di citazioni dal cinema di casa nostra. Eli Roth si spaccia per italiano ed imita la parlata di Bombolo, Mike Myers si chiama Ed Fenech (come la nostra Edwige) e uno dei Bastardi si fa chiamare Antonio Margheriti (italianissimo regista noto col nome di Antony Dawson). Ci sono un paio di ipotesi sul titolo del film, che in originale è Inglorious Basterds (e non bastards) . La più affascinante è questa: Inglorious bastards (titolo americano del film di Castellari) era il film preferito di Tarantino, pare che però nella videoteca in cui lavorava il regista il titolo fosse sbagliato. Per omaggiare quello sbaglio il nostro geniale Quentin ha deciso di storpiare anche il titolo del suo film. Per finire Eli Roth (nel film interpreta "L'orso ebreo) è il regista di Cabin Fever e di Hostel 1 e 2.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Vietatissimo, n.c.
Se avete da 13 a 20 anni: Capolavoro, 10

Se avete da 20 a 30 anni: Capolavoro, 10
Se avete da 30 a 40 anni: Oltre il capolavoro, 11

Se avete da 40 anni in su: Capolavoro, 10


Bastardi senza gloria (Inglorious basterds, Usa 2009)
Regia di Quentin Tarantino
Con Brad Pitt, Diane Kruger, Eli Roth.

FEISBUM: Istantanea Italiana


E' capitato alla mia attenzione un filmino italiano uscito nelle sale qualche mese fa. Si tratta di Feisbum, pellicola che pretende (a tratti ci riesce) di fotografare più o meno fedelmente, ma sempre con il sorriso sulle labbra, quella psicosi collettiva che porta il nome di Facebook. Bisogna precisare subito che il film in questione è piuttosto scadente. Tra episodi telefonati, altri grotteschi ed altri ancora decisamente noiosi, si fa davvero fatica a completare il minutaggio del film senza gettare la spugna. Peccato, perchè l'idea di sfruttare una mania diffusasi come un virus, per farne un instant movie era apprezzabile, purtroppo in questo caso, sono le idee a latitare. Tra scappatelle virtuali, tag inopportuni, amicizie pericolose e rimpatriate tra vecchi compagni di classe, il mondo di Facebook e di coloro che lo abitano è tutto lì, messo alla berlina per il pubblico ludibrio. Fatte salve alcune cinematografiche esagerazioni, il ritratto che ne esce è piuttosto fedele alla realtà, un'istantanea italiana a base di amici vistuali e chiacchere digitali, la descrizione calligrafica e semi seria, anzi semi tragica, di un paese che sta perdendo qualcosa per strada. Se i nostri genitori e nonni si trovavano con gli amici nei boschi e nei campi, se noi avevamo il cortile come terra di frontiera, ora il luogo topico deputato allo scambio e alla condivisione è diventato la propria stanza. Non si può fare a meno di notare che col passare del tempo gli spazi si siano ristretti sempre di più, così come forse le prospettive e i sogni. Oggi forse si preferisce sognare i sogni di qualcun altro, il lavoro e le vacanze di un amico o di un conoscente, la vita altrui piuttosto che la propria. Capiamoci, Facebook non è il diavolo, ma è l'ennesimo cubetto di porfido con cui lastricare le strade dell'inferno, un inferno personale e privato, un luogo inaccessibile e segreto, un posto chiamato solitudine.

LA TRAMA IN DUE PAROLE
Vizi e virtù del social network che ha fatto impazzire l'Italia.

LA SCENA CHE VALE IL FILM
Il breve segmento finale, geniale.

VOTO
Se avete da 00 a 13 anni: Carino, 6
Se avete da 13 a 20 anni: Molto carino, 7

Se avete da 20 a 30 anni: Caruccio, 6-
Se avete da 30 a 40 anni: Vaccata, 4

Se avete da 40 anni in su: Vaccata, 3

Faceboom (Italia 2009)
Regia di
Dino Giarrusso, Alessandro Capone, Giancarlo Rolandi, Emanuele Sana, Serafino Murri, Laura Luchetti, Mauro Mancini
Con
Primo Reggiani, Pietro Taricone, Gianni Garofalo, Francesca Chillemi, Chiara Francini, Anna Foglietta, Giulia Bevilacqua, Corrado Fortuna, Gigi Angelillo, Rosaria De Cicco, Pietro De Silva, Claudia Potenza


2012: 5 minuti in anteprima

Grazie al blog di cinema I 400 Calci, sono in grado di mostravi in tutta la loro disastrosa bellezza, 5 minuti e mezzo dell'attesissimo 2012, in uscita a Novembre. Non ho molto da aggiungere, l'attesa è altissima e le immagini parlano da sole. Grazie ancora e di cuore a tutto lo staff de I 400 Calci, per aver scovato e condiviso con tutti noi questo incredibile video. Buon divertimento!